Che cos’è un cancroide?
Il cancroide — noto in ambito medico anche come ulcera venerea o, nel mondo anglosassone, chancroid — è un’infezione a trasmissione sessuale rara ma altamente contagiosa. È causato dal batterio Haemophilus ducreyi, responsabile della formazione di ulcere genitali dolorose. Sebbene in Europa e Nord America i casi siano limitati, il cancroide rimane diffuso in molte regioni tropicali dove l’accesso alle cure è più complesso e la prevenzione meno capillare.
I sintomi, quando compaiono, non lasciano spazio a molti dubbi: piccole lesioni ulcerose, spesso multiple, insorgono dopo un breve periodo di incubazione (in media tra 3 e 7 giorni). Queste ulcere sono particolarmente dolorose, caratterizzate da bordi netti, arrossamenti e secrezioni purulente. In molti casi, la comparsa di un gonfiore inguinale monolaterale (cioè da un solo lato), associato a dolore, indica una linfoadenopatia tipica dell’infezione. Alcuni linfonodi possono persino evolvere in ascessi.
Come si prende il cancroide? La trasmissione avviene per contatto diretto con le lesioni infette durante rapporti sessuali (vaginali, orali o anali). È una malattia fortemente associata a pratiche sessuali non protette e a una frequente rotazione dei partner. Le probabilità di contrarre il batterio aumentano in presenza di altre malattie sessualmente trasmissibili, come sifilide, herpes genitale o gonorrea, che facilitano l’ingresso di patogeni attraverso microlesioni cutanee.
Il trattamento del cancroide prevede una terapia antibiotica mirata. I farmaci più utilizzati? Azitromicina, ceftriaxoneed eritromicina, somministrati secondo prescrizione medica. Nelle forme più avanzate, può rendersi necessario il drenaggio chirurgico dei linfonodi infetti.
Per quanto riguarda la prevenzione del cancroide, la strategia più efficace resta il sesso protetto. Utilizzare il preservativo, limitare i partner occasionali, sottoporsi regolarmente a screening: questi comportamenti riducono notevolmente il rischio.
Comprendere che cos’è un cancroide significa riconoscere i segnali d’allarme e sapere quando rivolgersi a un professionista. È fondamentale distinguere quest’infezione da altre con sintomatologia simile: agire tempestivamente è il primo passo per evitare complicazioni.
Cancroide: quali sono le cause e i sintomi più comuni?
Il cancroide, anche noto con il nome scientifico di ulcera molle (oppure, in ambito anglosassone, chancroid), è un’infezione trasmessa sessualmente provocata da un agente batterico specifico: Haemophilus ducreyi. Nonostante oggi se ne parli meno rispetto ad altre patologie sessuali più comuni, come la sifilide o la clamidia, il cancroide rappresenta tuttora un pericolo concreto, soprattutto in determinati contesti geografici e sanitari.
Raramente diagnosticato nei paesi a medio e alto reddito, dove i programmi di prevenzione e screening sono più diffusi, continua però a colpire vaste fasce di popolazione nei paesi in via di sviluppo — soprattutto nelle aree rurali e nei centri urbani densamente abitati dell’Africa subsahariana, del Sud-est asiatico e dell’America Latina.
Da cosa è causato il cancroide?
La trasmissione del cancroide è semplice quanto insidiosa. Si verifica durante un rapporto sessuale (vaginale, anale o orale) con un partner infetto. Il contatto diretto tra cute o mucose sane e una ulcera genitale aperta consente al batterio di penetrare rapidamente attraverso microlesioni invisibili.
La vera insidia? Spesso l’infezione passa inosservata nelle fasi iniziali, perché può essere confusa con altri tipi di infezioni ulcerative genitali. Chi ha rapporti sessuali non protetti, specialmente con partner occasionali o multipli, si espone quindi al rischio di contrarre il cancroide ulcerativo senza accorgersene subito.
I principali fattori di rischio includono:
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Assenza di protezione (es. mancato utilizzo del preservativo);
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Alta frequenza di rapporti occasionali, con partner diversi;
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Presenza concomitante di altre MST, che facilitano l’ingresso del batterio;
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Condizioni igieniche precarie, soprattutto in contesti ad alta densità abitativa.
C’è anche un altro elemento da non sottovalutare: l’accesso limitato alla diagnosi. In molte regioni dove il cancroide è endemico, la carenza di laboratori e personale sanitario impedisce un intervento tempestivo, aumentando il rischio di complicanze e trasmissione.
I sintomi del cancroide: cosa aspettarsi e quando preoccuparsi
Il quadro clinico del cancroide genitale è chiaro per i medici esperti, ma può essere facilmente confuso dal paziente medio con altri disturbi più noti. Dopo un’incubazione che varia tra 3 e 10 giorni, il batterio comincia a manifestarsi attraverso papule arrossate, che evolvono rapidamente in ulcere dolorose.
Nell’uomo, queste lesioni compaiono principalmente su glande, prepuzio, frenulo o asta del pene. Nella donna, la localizzazione può risultare più difficile da osservare: labbra vaginali, fornice vaginale, area perianale e persino collo dell’utero.
Le caratteristiche tipiche delle ulcere da cancroide sono:
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Bordo irregolare e infiammato;
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Base molle, facilmente sanguinante;
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Dolore intenso (a differenza, ad esempio, delle ulcere da sifilide, che sono indolori);
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Essudato purulento, denso e maleodorante.
Ma c’è di più. Un segno clinico molto utile nella diagnosi differenziale del cancroide è la linfoadenopatia inguinale. Questo rigonfiamento dei linfonodi, spesso unilaterale, si manifesta pochi giorni dopo la comparsa dell’ulcera. I linfonodi, infetti dal batterio, possono infiammarsi a tal punto da trasformarsi in bubboni suppurativi. In alcuni casi, questi bubboni si aprono spontaneamente, rilasciando pus — un evento che, oltre a essere doloroso, aumenta il rischio di diffusione del contagio.
Un ulteriore sintomo, meno visibile ma piuttosto comune, è la disuria: bruciore durante la minzione. Questa condizione si verifica quando le ulcere sono vicine all’apertura uretrale o coinvolgono la zona perineale. Alcuni pazienti, soprattutto donne, lamentano dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia).
Cancroide e diagnosi differenziale: non sempre è facile riconoscerlo
Un aspetto cruciale nella gestione del cancroide è il saperlo distinguere da altre patologie genitali ulcerative. Il rischio di errore diagnostico è concreto, soprattutto in assenza di test microbiologici. Per esempio:
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La sifilide primaria si presenta con un’ulcera dura e indolore.
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L’herpes genitale si manifesta inizialmente con vescicole, che successivamente si rompono formando ulcere superficiali e dolorose.
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Il linfogranuloma venereo ha una prima fase poco sintomatica, seguita da grave linfoadenopatia.
In caso di dubbio, il medico può effettuare un tampone della lesione, seguito da coltura batterica o test PCR per l’identificazione di H. ducreyi. Sebbene questi test non siano sempre disponibili ovunque, rappresentano lo standard diagnostico per confermare la natura dell’infezione.
Cosa accade se il cancroide non viene trattato
Tralasciare i sintomi o rimandare la diagnosi può portare a complicazioni serie, sia locali che sistemiche. Le ulcere non curate possono evolvere in:
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Cicatrici genitali permanenti, con possibile deformazione dei tessuti;
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Fistole nei casi di ascessi linfatici trascurati;
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Superinfezioni batteriche da agenti opportunisti;
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Incremento significativo del rischio di contrarre o trasmettere l’HIV, a causa delle lesioni aperte.
Nel contesto di una co-infezione con HIV o in soggetti immunocompromessi, il decorso del cancroide può essere più aggressivo, con tempi di guarigione prolungati e maggiore probabilità di recidiva.
Come si cura il cancroide: trattamenti e terapie efficaci
La cura del cancroide, una delle malattie sessualmente trasmissibili (MST) meno discusse ma ancora oggi presenti in diversi contesti, è possibile grazie a terapie farmacologiche ben definite e interventi tempestivi. Nonostante il calo dei casi nei paesi occidentali, questa infezione genitale ulcerativa, causata dal batterio Haemophilus ducreyi, continua a colpire milioni di persone nei territori dove l’accesso ai servizi sanitari è limitato o discontinuo.
Chi contrae l’infezione si pone, comprensibilmente, una serie di domande: qual è la cura cancroide più efficace?, quali sono i tempi di guarigione? È sufficiente un antibiotico o serve un intervento chirurgico? Rispondere a queste domande, in modo chiaro e documentato, è oggi una priorità per prevenire complicazioni e per evitare la diffusione incontrollata dell’infezione.
Cos’è il cancroide: perché curarlo il prima possibile
Conosciuto anche come ulcera molle o chancroid, il cancroide è un’infezione batterica trasmessa attraverso rapporti sessuali non protetti, soprattutto in presenza di ulcere genitali aperte. Si tratta di una patologia a sviluppo rapido: pochi giorni dopo il contagio (spesso tra il terzo e il decimo giorno), si assiste alla comparsa di ulcere dolorose, spesso accompagnate da linfoadenopatia inguinale.
In questa fase — la più acuta — iniziare la cura del cancroide diventa fondamentale. Non solo per alleviare il dolore e ridurre i tempi di guarigione, ma anche per scongiurare il rischio di trasmettere il batterio ad altre persone.
Cura cancroide: gli antibiotici più utilizzati
La cura farmacologica del cancroide è ben definita da linee guida internazionali. Esistono diverse opzioni terapeutiche, tutte in grado di eradicare l’infezione, a patto che vengano seguite correttamente. Vediamole una a una.
1. Azitromicina
Si assume per via orale, in dose singola da 1 g. È uno degli antibiotici più utilizzati nella cura cancroide, poiché offre un’elevata efficacia e una buona tollerabilità. L’assunzione in singola dose è particolarmente vantaggiosa in ambienti dove è difficile garantire un follow-up.
2. Ceftriaxone
Somministrata per via intramuscolare (250 mg in dose unica), è l’alternativa più immediata in casi gravi o in soggetti che non tollerano altri antibiotici. Rientra spesso nella terapia per il cancroide quando si desidera un effetto rapido e duraturo.
3. Eritromicina
Un antibiotico più datato ma ancora molto utile. Si assume 500 mg quattro volte al giorno per 7 giorni. È spesso scelto per pazienti con allergie a farmaci alternativi o durante la gravidanza.
4. Ciprofloxacina
In uso in alcune aree, sebbene meno diffusa. Viene somministrata 500 mg due volte al giorno per 3 giorni, soprattutto in contesti in cui vi è sospetto di resistenza a macrolidi.
Quanto dura la cura del cancroide?
Non esiste una risposta unica: i tempi di guarigione del cancroide dipendono da variabili precise. La dimensione delle ulcere, lo stato immunitario del paziente, l’eventuale presenza di coinfezioni, il tipo di antibiotico scelto — tutto incide.
In linea generale, si osserva un netto miglioramento entro 5-7 giorni dall’inizio del trattamento. Le ulcere si riducono, il dolore si attenua, e i linfonodi inguinali cominciano a regredire. Tuttavia, la completa risoluzione clinica può richiedere fino a 2 o 3 settimane, specialmente nei casi complicati o trascurati.
Gestione dei linfonodi inguinali infiammati (bubboni)
Uno degli aspetti più delicati della cura cancroide è la gestione delle adenopatie inguinali suppurative, comunemente chiamate bubboni. Questi ingrossamenti, infiammati e dolorosi, possono evolvere in ascessi.
Quando ciò accade, la sola terapia antibiotica non basta. È necessario:
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drenare il linfonodo in ambiente sterile;
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proseguire con la cura farmacologica;
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evitare l’automanipolazione per prevenire sovrainfezioni.
Questa parte della cura del cancroide può richiedere competenze chirurgiche minime, ma fondamentali per prevenire complicanze permanenti.
Partner sessuali e cura del cancroide: cosa fare
La trasparenza, in questo contesto, è tutto. Chi riceve una diagnosi di cancroide ulcerativo deve informare tutti i partner sessuali recenti. È l’unico modo per interrompere la catena di contagio. Anche se il partner non mostra sintomi evidenti, la cura del cancroide nel partner asintomatico può essere raccomandata dal medico.
Durante la fase di terapia — e fino a completa guarigione — è essenziale evitare rapporti sessuali, anche protetti. I tessuti infiammati sono fragili, più esposti, e ogni attrito può aggravare le lesioni o rallentare la guarigione.
Cancroide e coinfezioni: HIV, sifilide e altro ancora
Un dato clinico ormai consolidato è che la cura del cancroide ha una valenza che va ben oltre la singola infezione. Le ulcere aperte agiscono come “porte d’ingresso” per virus come HIV e epatite C. Inoltre, il cancroide è spesso associato ad altre IST ulcerative (es. sifilide, herpes simplex virus, linfogranuloma venereo).
Ecco perché — in presenza di una diagnosi — è prassi avviare anche screening per altre infezioni a trasmissione sessuale. La cura completa del cancroide implica anche la protezione globale della salute sessuale del paziente.
Diagnosi differenziale e trattamento mirato
Molte IST presentano sintomi simili: ulcere, bruciore, secrezioni. Per questo motivo, la cura cancroide deve essere preceduta (quando possibile) da test diagnostici:
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tampone dell’ulcera;
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coltura batterica;
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PCR per Haemophilus ducreyi.
Tuttavia, in aree a basso accesso diagnostico, la diagnosi sindromica è ancora la norma. In questi casi, la cura empirica del cancroide è giustificata da segni clinici evidenti, in particolare quando vi sono ulcere dolorose e linfonodi ingrossati.
Come prevenire una recidiva dopo la cura
Conclusa la terapia, il rischio non è azzerato. Il cancroide non conferisce immunità: si può contrarre nuovamente. Per questo motivo, è essenziale integrare alla cura del cancroide un piano di prevenzione personale, che includa:
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utilizzo costante del preservativo;
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monogamia consapevole o comunicazione chiara con i partner;
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screening regolari per MST;
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attenzione ai segnali precoci di recidiva.