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Psoriasi: Cos’è, Cure, è Mortale?

Psoriasi

Indice

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  • Che cos’è la psoriasi?
  • Cause principali della psoriasi: fattori genetici e ambientali
  • Come si manifesta la Psoriasi? I sintomi principali
  • Tipi di psoriasi: tutte le forme cliniche esistenti
  • Come viene diagnosticata la psoriasi? Esami e valutazioni del caso
  • Cosa dicono gli studi riguardo il rischio di mortalità della psoriasi?
  • Trattamenti per la psoriasi e aspettative di guarigione

Che cos’è la psoriasi?

Ti sei mai chiesto che cos’è la psoriasi e perché, a volte, la pelle sembra ribellarsi senza motivo apparente? La risposta non è semplice, ma è fondamentale. La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle, di natura autoimmune, che si manifesta con placche squamose, prurito e infiammazione. Non è contagiosa, né segno di scarsa igiene. È invece una condizione medica seria, che coinvolge il sistema immunitario e può influenzare — anche pesantemente — la qualità della vita.

Definirla solo come una dermatite cronica sarebbe riduttivo. La psoriasi cutanea si comporta come un iceberg: quello che si vede sulla pelle è solo la punta. Dietro ci sono processi immunologici complessi, predisposizione genetica, fattori ambientali e una forte componente infiammatoria.

La natura autoimmune della psoriasi

In condizioni normali, le cellule della pelle si rinnovano ogni 28-30 giorni. Con la psoriasi, questo ciclo si riduce drasticamente: bastano 3 o 4 giorni. Il risultato? Un accumulo di cellule epidermiche immature, che formano le tipiche placche spesse, arrossate, coperte da squame argentate. È un comportamento anomalo del sistema immunitario, che — senza ragione apparente — attacca la pelle sana.

Questo processo infiammatorio cronico rende la psoriasi una malattia sistemica. Infatti, in molti pazienti si osservano anche manifestazioni articolari, come l’artrite psoriasica, una complicazione che può comparire indipendentemente dalla gravità delle lesioni cutanee.

Quali sono le cause della psoriasi?

Qui la questione si fa più sfumata. Le cause della psoriasi non sono uniche né facilmente isolabili. Si parla di fattori multifattoriali: genetica, epigenetica, esposizione a determinati stimoli ambientali. In parole povere: nasce da un mix tra predisposizione e fattori scatenanti.

Tra questi ultimi spiccano lo stress (che incide sia sulla comparsa dei sintomi sia sulle recidive), infezioni (come quelle da streptococco), l’assunzione di certi farmaci (come beta-bloccanti e litio), ma anche fattori climatici e microtraumi sulla pelle. Esiste persino una correlazione tra alimentazione sbilanciata, consumo eccessivo di alcol o fumo e peggioramento della sintomatologia.

Come si presenta la psoriasi?

I sintomi della psoriasi possono essere più o meno evidenti, a seconda della forma clinica. Le più comuni comprendono:

  • Psoriasi a placche (volgare): caratterizzata da lesioni ben delimitate, spesse e desquamate.

  • Psoriasi guttata: piccole chiazze rosse simili a gocce, spesso legate a infezioni.

  • Psoriasi inversa: si localizza nelle pieghe (inguine, ascelle, sottomammario).

  • Psoriasi pustolosa: rara, caratterizzata da pustole non infette su pelle arrossata.

  • Psoriasi eritrodermica: estremamente grave, con infiammazione diffusa e potenzialmente pericolosa.

Le zone colpite non si limitano al corpo: il cuoio capelluto, le unghie e, nei casi sistemici, anche le articolazioni possono essere coinvolti. Il prurito, la desquamazione e il disagio estetico sono i sintomi più ricorrenti — ma non sono gli unici.

Diagnosi: come viene identificata la psoriasi?

Nessun esame del sangue può, da solo, diagnosticare la psoriasi. La valutazione dermatologica è centrale. Il medico, attraverso l’osservazione clinica e (se necessario) una biopsia cutanea, conferma il tipo di lesione e distingue la psoriasi da altre malattie della pelle come eczema, dermatite seborroica o lupus.

In presenza di dolore articolare, gonfiore o rigidità — soprattutto al mattino — si procede a indagini reumatologiche per escludere (o confermare) l’artrite psoriasica.

Esistono cure per la psoriasi?

Una domanda che assilla molti pazienti è: la psoriasi si può curare definitivamente? Purtroppo, la risposta è no. Ma si può controllare efficacemente. Le opzioni terapeutiche sono molte e sempre più personalizzate:

  • Trattamenti topici (creme, pomate a base di corticosteroidi o vitamina D3).

  • Farmaci sistemici (immunosoppressori come metotrexato o ciclosporina).

  • Terapie biologiche (anticorpi monoclonali che agiscono sul sistema immunitario).

  • Fototerapia (esposizione controllata a raggi UVB a banda stretta).

Il trattamento giusto dipende da vari fattori: tipo e severità della psoriasi, età, presenza di comorbidità. L’approccio ideale è multidisciplinare e coinvolge, spesso, dermatologo, reumatologo e psicologo.

Un impatto che va oltre la pelle

La psoriasi non è solo una malattia della pelle: è una condizione che può minare profondamente la salute mentale e il benessere emotivo. L’imbarazzo per le lesioni visibili, la paura del giudizio e l’ansia sociale sono effetti collaterali troppo spesso sottovalutati. Parlare apertamente con il proprio medico, confrontarsi con altri pazienti o cercare supporto psicologico sono passi essenziali.

Cause principali della psoriasi: fattori genetici e ambientali

La psoriasi, lo sappiamo, non è una semplice dermatite. È molto di più. Una condizione cronica, spesso imprevedibile, che coinvolge il sistema immunitario e si manifesta sulla pelle — ma nasce molto più in profondità. Comprendere le cause, distinguere i fattori genetici da quelli ambientali, e capire come interagiscono, è il primo passo verso una gestione efficace, consapevole, e meno frustrante.

Non esiste un solo colpevole. La psoriasi è il risultato di un intreccio complesso: predisposizione genetica, fattori ambientali, alterazioni del sistema immunitario, abitudini quotidiane. Alcuni elementi possiamo controllarli, altri no — ma conoscerli tutti è fondamentale.

Le origini genetiche della psoriasi

Partiamo dalla genetica. Se hai un familiare con psoriasi, le probabilità che tu possa svilupparla aumentano. E non di poco. Gli studi lo confermano: la trasmissione genetica della psoriasi è significativa, sebbene non deterministica. Avere un parente affetto non implica, automaticamente, ammalarsi — ma espone a un rischio superiore rispetto alla popolazione generale.

Diversi geni associati alla psoriasi sono stati identificati. Il più noto? PSORS1, localizzato sul cromosoma 6. È uno dei principali indiziati, soprattutto nelle forme classiche, come la psoriasi volgare. Accanto a lui, altri nomi complicati ma importanti: HLA-Cw6, IL12B, IL23R, TNFAIP3. Questi geni influenzano la risposta immunitaria e l’infiammazione — due elementi centrali nella fisiopatologia della malattia.

Il concetto chiave, qui, è predisposizione. Avere una “base genetica” significa essere più vulnerabili, non essere condannati. Ed è qui che entrano in gioco gli altri fattori: quelli ambientali.

Fattori ambientali: il grilletto che scatena la malattia

L’ambiente non causa la psoriasi in senso stretto, ma può accendere la miccia. Spesso è proprio un elemento esterno a far esplodere — letteralmente — i sintomi in soggetti predisposti. Per questo parliamo di fattori scatenanti della psoriasi.

Il più insidioso? Lo stress. È subdolo, difficile da misurare, ma potente. Lo stress psicofisico, specie se prolungato, altera il sistema immunitario, favorendo l’infiammazione cronica. Molti pazienti riferiscono il primo episodio di psoriasi proprio in concomitanza con momenti di forte tensione emotiva. Un esame, un lutto, un licenziamento. Eventi così.

Ma non è l’unico. Le infezioni, soprattutto quelle da streptococco, sono spesso collegate all’insorgenza della psoriasi guttata. Anche le infezioni virali — compreso il tanto discusso COVID-19 — possono agire da innesco.

Poi ci sono i farmaci. Alcuni principi attivi, come i beta-bloccanti, il litio, alcuni FANS, possono peggiorare o addirittura causare la comparsa della malattia. È fondamentale, in questi casi, un confronto diretto con lo specialista, per valutare alternative o modifiche terapeutiche.

E ancora: i traumi cutanei. Tagli, escoriazioni, tatuaggi, scottature. Tutto ciò che danneggia la pelle può, nei soggetti predisposti, favorire la comparsa di nuove lesioni nelle aree coinvolte. Questo fenomeno prende il nome di reazione di Koebner.

Il ruolo dello stile di vita

A fare la differenza è anche — spesso soprattutto — come viviamo. Le abitudini quotidiane, il cibo, le sostanze che introduciamo nel nostro organismo, tutto incide. In positivo o in negativo.

Prendiamo ad esempio l’alimentazione. Non esiste una “dieta per la psoriasi” universalmente riconosciuta, ma numerosi studi mostrano che una dieta antinfiammatoria, ricca di fibre, vegetali, omega-3 e povera di zuccheri raffinati, può migliorare i sintomi. Al contrario, una dieta ad alto contenuto calorico, associata a obesità, tende a peggiorare la malattia, soprattutto nelle sue forme più estese.

Il fumo è un altro nemico dichiarato. Numerose ricerche lo indicano come fattore di rischio per lo sviluppo e l’aggravamento della psoriasi. Stesso discorso per l’alcol, che incide negativamente anche sulla risposta ai trattamenti.

E il sole? Paradossalmente, in dosi moderate, può aiutare. I raggi UVB rallentano la proliferazione cellulare e riducono l’infiammazione. Non è un caso se la fototerapia è una delle opzioni terapeutiche più efficaci. Ma attenzione: le scottature possono agire da fattore scatenante. Serve equilibrio.

Psoriasi e sistema immunitario: il collegamento invisibile

Nel cuore della malattia c’è lui: il sistema immunitario. Le cellule T, normalmente impegnate a difenderci da virus e batteri, vanno in tilt. Attaccano la pelle, la infiammano, ne accelerano il rinnovamento. E da lì partono le manifestazioni visibili: placche squamose, arrossamento, prurito, fastidio.

Questa iperattivazione immunitaria è alimentata da molecole infiammatorie come IL-17, IL-23, TNF-alfa. È su queste che agiscono i farmaci biologici di ultima generazione, capaci di bloccare selettivamente le citochine coinvolte nella psoriasi, ottenendo risultati straordinari in molti pazienti.

Genetica e ambiente: una combinazione inscindibile

È impossibile separare i due livelli. La psoriasi genetica e ambientale è un modello complesso, dinamico, che cambia da individuo a individuo. Alcuni hanno una genetica fortissima ma non svilupperanno mai la malattia. Altri, pur senza una storia familiare, possono esserne colpiti a seguito di un evento ambientale critico.

Ogni caso è unico. E va trattato come tale.

Domande frequenti

La psoriasi è una malattia ereditaria?

Sì, ma non è inevitabile. La predisposizione genetica aumenta il rischio, non lo determina.

Quali sono i fattori ambientali più pericolosi?

Stress, infezioni, farmaci, e uno stile di vita scorretto: tutti possono contribuire a scatenare o peggiorare la malattia.

Esistono test genetici per sapere se svilupperò psoriasi?

Al momento no. I test esistenti non hanno ancora un’applicabilità clinica su larga scala.

Posso prevenire la psoriasi modificando l’alimentazione?

Non del tutto, ma un’alimentazione equilibrata aiuta a tenere sotto controllo l’infiammazione.

La psoriasi si può curare definitivamente?

Non ancora, ma oggi esistono trattamenti efficaci, soprattutto biologici, in grado di migliorare drasticamente la qualità della vita.

Come si manifesta la Psoriasi? I sintomi principali

La psoriasi è una condizione che va ben oltre una semplice malattia della pelle. Chi ne è colpito lo sa: può influenzare il benessere fisico, l’autostima e perfino la vita sociale. In questa guida ti accompagnerò nell’esplorazione dei principali sintomi della psoriasi, aiutandoti a comprendere come si manifesta, dove colpisce, e perché spesso viene sottovalutata. Non tutti i sintomi sono immediatamente evidenti: alcuni sono silenziosi, altri possono confondersi con disturbi meno gravi. Ma riconoscerli — e farlo in tempo — può fare davvero la differenza.

Comprendere i sintomi: il primo passo

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica che accelera il naturale processo di rinnovamento della pelle. Risultato? Le cellule cutanee si accumulano più rapidamente del normale, formando placche spesse, arrossate, desquamate. Ma questa è solo la superficie.

I sintomi psoriasici non si limitano alla pelle. Possono coinvolgere le unghie, il cuoio capelluto, persino le articolazioni. Ed è per questo che non esiste un unico modo in cui si presenta: la malattia assume molte facce, alcune più riconoscibili, altre meno.

Le forme classiche: come si manifestano sulla pelle

Il sintomo più comune? Senza dubbio, la comparsa di placche psoriasiche: zone ispessite della pelle, di colore rosso acceso, coperte da squame argentate. Di solito sono ben delimitate e si localizzano in punti tipici come gomiti, ginocchia, parte bassa della schiena e cuoio capelluto.

Ma non è solo una questione estetica. Spesso queste placche provocano prurito, talvolta intenso. In certi casi — meno comuni ma non rari — possono causare dolore o bruciore. Al tatto la pelle risulta secca, tesa, fragile. Può anche presentare piccole fessure che, se irritate, tendono a sanguinare.

E poi c’è la desquamazione della pelle, che può sembrare simile alla forfora o alla pelle secca, ma è molto più persistente. È uno dei sintomi cutanei della psoriasi più fastidiosi, soprattutto nelle zone visibili.

Sintomi nei diversi distretti corporei

A seconda di dove si manifesta, la psoriasi mostra sintomi diversi. Alcuni più lievi, altri capaci di compromettere le attività quotidiane.

Cuoio capelluto

Qui, la psoriasi del cuoio capelluto può creare lesioni simili a croste, che si estendono oltre la linea dei capelli. La desquamazione è evidente e spesso confusa con una forma grave di forfora. Ma il prurito persistente, la sensibilità al pettine, la comparsa di chiazze rosse tra i capelli sono campanelli d’allarme chiari.

Unghie

Le unghie psoriasiche cambiano aspetto: diventano fragili, si ispessiscono, si sollevano. Compaiono piccoli crateri — detti pitting ungueale — o macchie giallastre. In certi casi, le unghie possono addirittura staccarsi dal letto ungueale (onicolisi). Sono sintomi della psoriasi ungueale che possono precedere di anni le lesioni cutanee.

Pieghe cutanee

La psoriasi inversa, spesso mal diagnosticata, colpisce le zone delle pieghe: inguine, ascelle, sottomammario. Le lesioni, lisce e lucide, non presentano squame ma sono dolorose e soggette a infezione. Viene confusa con micosi o dermatiti da sfregamento.

Forme cliniche e sintomi associati

Ci sono poi varianti meno comuni ma con sintomi particolari:

  • Psoriasi guttata: caratterizzata da piccole macchie a forma di goccia, spesso diffuse su tronco e arti. Insorge all’improvviso, spesso dopo un’infezione (soprattutto alla gola). È tipica dei giovani.

  • Psoriasi pustolosa: presenta pustole bianche, non infette, su un fondo arrossato. Può essere localizzata (mani, piedi) o diffusa. In quest’ultimo caso, si accompagna a sintomi generali come febbre, malessere, brividi.

  • Psoriasi eritrodermica: la forma più grave. Interessa tutto il corpo con arrossamento esteso, desquamazione intensa, alterazioni della temperatura corporea. Richiede cure ospedaliere.

I sintomi invisibili: artrite psoriasica

Non tutti lo sanno, ma la psoriasi può colpire anche le articolazioni. Questa forma, detta artrite psoriasica, compare nel 20-30% dei pazienti. A volte, prima ancora che si manifestino lesioni cutanee.

I sintomi articolari della psoriasi includono:

  • Gonfiore e rigidità, soprattutto al risveglio

  • Dolore persistente, simmetrico o asimmetrico

  • Infiammazione dei tendini (entesite)

  • Affaticamento diffuso

La diagnosi precoce è fondamentale: se non trattata, può portare a danni articolari irreversibili.

Nei bambini: sintomi più sfumati, ma non meno importanti

La psoriasi infantile ha sintomi simili a quelli degli adulti, ma può manifestarsi in modo più delicato. Le lesioni sono spesso meno squamose, più arrossate, e possono colpire zone insolite come il volto o l’area pannolino.

Nei bambini, il prurito psoriasico è molto fastidioso e può interferire col sonno, l’attenzione scolastica, la vita sociale. I genitori devono prestare attenzione a segni persistenti che non rispondono a creme comuni.

Sintomi sistemici e qualità della vita

Oltre ai segni visibili, la psoriasi è collegata a disturbi sistemici: stanchezza cronica, insonnia, ansia, depressione. Chi ne soffre spesso convive con patologie associate — ipertensione, diabete, obesità — che peggiorano il quadro infiammatorio generale.

Il sintomo invisibile più impattante? L’imbarazzo. Molti pazienti evitano il contatto sociale, temono lo sguardo degli altri. Ma la psoriasi non è contagiosa — un messaggio da ripetere.

Quando preoccuparsi?

Non tutti i sintomi cutanei indicano psoriasi. Ma se noti:

  • Chiazze squamose persistenti

  • Modifiche dell’unghia non spiegabili

  • Dolore articolare ricorrente

  • Placche simmetriche che non guariscono

…meglio consultare un dermatologo. Solo una valutazione clinica accurata, eventualmente accompagnata da biopsia, può confermare la diagnosi.

Tipi di psoriasi: tutte le forme cliniche esistenti

Un libro medico che espone tutte le tipologie di psoriasi

La psoriasi non è una sola. È una malattia — o meglio, un gruppo di condizioni — che si presenta con caratteristiche diverse, a seconda di dove colpisce e di come il corpo reagisce. Le tipologie di psoriasi, infatti, non si limitano alla classica forma a placche visibile su gomiti o ginocchia: esistono forme guttate, pustolose, invertite, localizzate alle unghie o al cuoio capelluto, persino a carico delle articolazioni. Riconoscerle è il primo passo per trattarle in modo corretto.

In questa guida — pensata per pazienti, familiari e chiunque voglia saperne di più — ti accompagnerò nella comprensione delle forme cliniche della psoriasi, analizzandone i sintomi, le differenze principali e i possibili sviluppi nel tempo.

Le principali tipologie di psoriasi

Sebbene il meccanismo immunitario alla base della malattia sia comune a tutte le sue varianti, le manifestazioni cutanee della psoriasi possono cambiare radicalmente da persona a persona. Alcuni presentano placche isolate. Altri, invece, sviluppano pustole o arrossamenti estesi. A volte, i sintomi possono essere silenziosi, e interessare solo le unghie o le articolazioni.

Ecco le principali tipologie di psoriasi riconosciute:

  1. Psoriasi a placche

  2. Psoriasi guttata

  3. Psoriasi inversa

  4. Psoriasi pustolosa

  5. Psoriasi eritrodermica

  6. Psoriasi del cuoio capelluto

  7. Psoriasi ungueale

  8. Artrite psoriasica

Ognuna ha caratteristiche ben precise, e può presentarsi isolatamente o in combinazione con altre varianti.

Psoriasi a placche: la forma più comune

Nota anche come psoriasi volgare, questa forma rappresenta circa l’80% dei casi. È quella che la maggior parte delle persone associa alla parola “psoriasi”.

Cosa la distingue? Placche spesse, di colore rosso acceso, ricoperte da squame argentee. Queste lesioni sono ben definite, simmetriche e si localizzano preferibilmente su gomiti, ginocchia, cuoio capelluto e zona lombare.

Il prurito può essere lieve o intenso. La pelle si presenta secca, tesa, talvolta fessurata. In fase attiva, le lesioni aumentano rapidamente di dimensione.

Psoriasi guttata: esordio improvviso

Questa variante colpisce più frequentemente i giovani e gli adolescenti. Può insorgere bruscamente, spesso in seguito a un’infezione virale o batterica (tipicamente da streptococco).

Compare con piccole macchie rosse, a forma di goccia, sparse su tronco, braccia e gambe. In alcuni casi regredisce spontaneamente, in altri può evolvere in una forma cronica, come la psoriasi a placche.

Psoriasi inversa: localizzata nelle pieghe

Diversa da tutte le altre — meno squamosa, ma più infiammata. La psoriasi inversa colpisce le pieghe cutanee: ascelle, inguine, sottomammari, regione anale.

Qui la pelle è sottile, umida, e facilmente irritabile. Le lesioni sono lucide, rosso vivo, lisce al tatto. Non compaiono squame evidenti (come nelle forme classiche), ma il disagio può essere significativo. Sudore e attrito peggiorano la situazione.

Psoriasi pustolosa: una forma severa

È una delle varianti più rare e gravi della psoriasi. Si manifesta con pustole bianche, non infette, su una base cutanea arrossata. Le pustole possono essere isolate (soprattutto su mani e piedi) o diffuse su tutto il corpo, come nella psoriasi pustolosa generalizzata (nota anche come forma di von Zumbusch).

I sintomi sistemici — febbre, brividi, affaticamento — accompagnano quasi sempre questa variante. Può richiedere ospedalizzazione.

Psoriasi eritrodermica: emergenza dermatologica

Questa è la forma più pericolosa della psoriasi. Si tratta di un’arrossamento diffuso che coinvolge quasi tutta la superficie cutanea, associato a desquamazione intensa, dolore, prurito, alterazioni della temperatura corporea.

Il rischio di disidratazione, infezioni o scompensi sistemici è elevato. Va trattata come un’urgenza medica.

Psoriasi del cuoio capelluto: comune ma spesso sottovalutata

Quasi il 50% dei pazienti con psoriasi presenta lesioni sul cuoio capelluto. Questa forma localizzata può essere scambiata per forfora o dermatite seborroica.

I sintomi includono:

  • Placche squamose visibili tra i capelli

  • Prurito persistente

  • Possibile estensione oltre la linea frontale

Nei casi più gravi, può interferire con la cura dei capelli e generare forte disagio psicologico.

Psoriasi ungueale: piccola, ma significativa

Le unghie sono spesso coinvolte, talvolta come unica manifestazione. Le alterazioni visibili possono includere:

  • Depressioni puntiformi (pitting)

  • Discolorazioni giallastre o marroni

  • Onicolisi (distacco dell’unghia dal letto)

  • Ispessimento e fragilità

La psoriasi ungueale è spesso associata all’artrite psoriasica, e può essere un fattore predittivo importante.

Artrite psoriasica: quando la pelle non è l’unica coinvolta

Circa il 30% delle persone con psoriasi sviluppa anche manifestazioni articolari. L’artrite psoriasica è una patologia infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni, i tendini e le entesi (le aree di inserzione dei legamenti).

I sintomi? Dolori articolari, rigidità al mattino, gonfiore, fatica. In alcune forme, può causare danni articolari permanenti. Talvolta compare prima delle lesioni cutanee.

Forme miste, localizzazioni insolite e varianti atipiche

Oltre alle tipologie principali, esistono forme ibride (es. psoriasi a placche + ungueale) e localizzazioni particolaricome:

  • Psoriasi palmoplantare (mani e piedi)

  • Psoriasi facciale

  • Psoriasi genitale

In alcuni casi, la malattia può manifestarsi in modo atipico, rendendo la diagnosi meno immediata. Qui il ruolo del dermatologo diventa centrale.

Diagnosi e trattamento: il valore della classificazione

Conoscere le tipologie di psoriasi aiuta a impostare una diagnosi più accurata e scegliere il miglior piano terapeutico. La diagnosi si basa su:

  • Valutazione clinica

  • Storia medica e familiare

  • In alcuni casi, biopsia cutanea

Il trattamento varia a seconda della forma: per alcune, bastano terapie topiche; per altre, è necessario ricorrere a farmaci sistemici o biologici. Le forme più severe richiedono approcci integrati e monitoraggio continuo.

Come viene diagnosticata la psoriasi? Esami e valutazioni del caso

Capire che cos’è la psoriasi è importante, certo. Ma saperla riconoscere è ancora più essenziale. Perché se è vero che si tratta di una malattia cronica della pelle — e non contagiosa, come molti temono — è altrettanto vero che la diagnosi psoriasi non è sempre immediata. Le sue manifestazioni possono somigliare ad altre patologie cutanee e, nei casi più atipici, persino confondere lo specialista. Ecco perché, in presenza di sintomi persistenti, è fondamentale sapere come funziona il processo diagnostico e quali sono gli esami utili per confermare la diagnosi.

Quando sospettare la psoriasi

Non sempre è facile accorgersene, almeno all’inizio. La malattia può esordire con lesioni localizzate, piccole e lievemente pruriginose. A volte, si tratta di semplici chiazze desquamate su gomiti o ginocchia. Altre volte, si presenta con alterazioni delle unghie, o in aree meno evidenti come il cuoio capelluto o le pieghe cutanee. In ogni caso, ci sono segnali da non trascurare:

  • Placche arrossate con squame biancastre

  • Prurito persistente

  • Desquamazione cronica della pelle

  • Cambiamenti ungueali come pitting o ispessimento

  • Comparsa di dolori articolari (anche lievi)

Se uno o più di questi sintomi si ripresentano ciclicamente o non rispondono ai trattamenti comuni, è consigliabile prenotare una visita dermatologica per la diagnosi della psoriasi.

Diagnosi psoriasi: a chi rivolgersi?

Lo specialista di riferimento è il dermatologo, ma in alcuni casi può essere coinvolto anche un reumatologo — soprattutto quando si sospetta una forma articolare, come l’artrite psoriasica.

Il medico di base gioca un ruolo importante nel primo riconoscimento dei sintomi e nel riferimento specialistico. In pazienti con familiarità per psoriasi, il sospetto dovrebbe scattare ancora prima.

La diagnosi clinica: osservazione e anamnesi

In moltissimi casi, la diagnosi della psoriasi si basa semplicemente su:

  • Valutazione visiva delle lesioni

  • Anamnesi familiare e personale

  • Distribuzione delle placche

  • Presenza di prurito o dolore

  • Estensione e simmetria delle aree colpite

La diagnosi clinica della psoriasi è spesso sufficiente, soprattutto nei casi classici di psoriasi a placche. Il dermatologo osserva forma, colore, consistenza e localizzazione delle lesioni, e se necessario chiede informazioni su familiarità, fattori scatenanti (come stress o farmaci), esposizione a traumi cutanei e storia di altre patologie autoimmuni.

Quando servono esami strumentali o di laboratorio

Tuttavia, non sempre le lesioni sono evidenti o tipiche. In presenza di forme atipiche o sovrapposte (per esempio con dermatite atopica o infezioni micotiche), può essere indicato un approfondimento con:

Biopsia cutanea

Una delle metodiche più affidabili per confermare la diagnosi istologica della psoriasi. Si tratta del prelievo di un piccolo frammento di pelle da analizzare al microscopio. Consente di osservare le tipiche alterazioni cellulari della psoriasi e di escludere altre dermatosi.

Esami del sangue

Non esistono esami ematici specifici per la psoriasi, ma alcuni parametri possono essere indicativi di uno stato infiammatorio attivo:

  • VES e PCR aumentate

  • Transaminasi, creatinina ed emocromo (prima di iniziare farmaci sistemici)

  • Profilo lipidico e glicemia, utili per valutare comorbidità metaboliche

In pazienti con sintomi articolari si può ricorrere anche alla ricerca dell’antigene HLA-B27, spesso presente nei casi di artrite psoriasica.

Diagnosi differenziale: cosa escludere

Un punto spesso sottovalutato è la diagnosi differenziale della psoriasi. Alcune condizioni dermatologiche hanno manifestazioni simili:

  • Eczema cronico

  • Lichen planus

  • Dermatite seborroica (soprattutto sul cuoio capelluto)

  • Micosi cutanee (in particolare la tinea corporis)

La diagnosi corretta è fondamentale perché i trattamenti sono completamente diversi. In caso di dubbio, il dermatologo può richiedere un esame micologico o test specifici per patologie autoimmuni.

Diagnosi dell’artrite psoriasica: un capitolo a parte

Se il paziente presenta dolori articolari, gonfiore o rigidità mattutina, il sospetto di artrite psoriasica è più che lecito. La diagnosi reumatologica della psoriasi prevede:

  • Ecografia articolare per visualizzare infiammazioni

  • Risonanza magnetica (soprattutto nei casi iniziali)

  • Radiografie delle articolazioni

  • Valutazione clinica e funzionale

È cruciale agire per tempo: i danni articolari possono diventare irreversibili se la diagnosi viene posticipata.

Classificazione della gravità dopo la diagnosi

Una volta confermata la diagnosi di psoriasi, è importante classificare la malattia per estensione e severità. Questo serve a scegliere la terapia più adatta:

  • Psoriasi lieve: meno del 3% della superficie corporea

  • Psoriasi moderata: tra il 3 e il 10%

  • Psoriasi grave: oltre il 10% o coinvolgimento di zone sensibili (viso, mani, genitali, unghie)

La severità si valuta anche attraverso strumenti come il PASI (Psoriasis Area and Severity Index) o il DLQI (Dermatology Life Quality Index).

Perché è importante una diagnosi precoce della psoriasi

Spesso, i pazienti arrivano dallo specialista dopo anni di sintomi trascurati o mal gestiti. La diagnosi precoce della psoriasi non è soltanto una questione di estetica o comfort. Serve a:

  • Impedire l’estensione della malattia

  • Prevenire complicanze sistemiche

  • Evitare danni articolari

  • Migliorare la qualità della vita

  • Agire sui fattori modificabili (es. stress, alimentazione, fumo)

Una diagnosi corretta consente anche di monitorare l’evoluzione della patologia nel tempo e di aggiornare il piano terapeutico in modo mirato.

Cosa dicono gli studi riguardo il rischio di mortalità della psoriasi?

Quando si parla di psoriasi, il pensiero corre quasi sempre alla pelle: placche arrossate, prurito persistente, lesioni che si presentano e scompaiono a fasi alterne. Ma la pelle, in questo caso, è solo la superficie. Dietro le manifestazioni cutanee, si nasconde un’infiammazione sistemica, cronica, silenziosa — e talvolta pericolosa. È da qui che nasce l’interesse crescente per un tema ancora troppo poco discusso: la mortalità psoriasi.

Sì, hai letto bene. E no, la psoriasi non è una condanna. Tuttavia, in determinate condizioni, può aumentare concretamente il rischio di morte prematura. In questo approfondimento analizzeremo come, perché e cosa può essere fatto per prevenire scenari peggiori, mantenendo alta la qualità della vita.

Psoriasi e mortalità: un legame che va compreso

La mortalità nei pazienti con psoriasi non dipende dalla malattia cutanea in sé — che nella maggior parte dei casi non è letale — ma da una serie di condizioni associate. Parliamo di comorbidità, cioè di patologie concomitanti che aggravano il quadro clinico: malattie cardiovascolari, disturbi metabolici, disfunzioni epatiche, depressione.

Studi epidemiologici confermano che le forme gravi di psoriasi, soprattutto quelle estese e non controllate, sono associate a un aumento del rischio di mortalità fino al 50%. Un dato che non può essere ignorato, soprattutto alla luce delle nuove possibilità terapeutiche oggi disponibili.

Quali sono i principali fattori che incidono sulla mortalità nella psoriasi?

Infiammazione sistemica cronica

È il meccanismo di base. La psoriasi sistemica non riguarda solo l’epidermide: l’infiammazione colpisce anche vasi sanguigni, articolazioni, fegato, cuore. Questa condizione infiammatoria prolungata nel tempo contribuisce all’aterosclerosi accelerata, che è una delle principali cause di infarto e ictus nei pazienti psoriasici.

Comorbidità metaboliche

Chi soffre di psoriasi ha un rischio più elevato di sviluppare:

  • Diabete di tipo 2

  • Sindrome metabolica

  • Obesità viscerale

  • Ipertensione arteriosa

Tutti questi fattori sono strettamente legati alla mortalità cardiovascolare, soprattutto se non gestiti con un adeguato piano terapeutico e uno stile di vita sano.

Depressione e disturbi mentali

Sottovalutati, ma potentemente impattanti. I pazienti con psoriasi spesso soffrono di depressione, ansia, isolamento sociale. Non solo peggiora l’aderenza alle cure, ma nei casi più gravi può portare a ideazione suicidaria. In questo contesto, il legame tra mortalità psoriasi e malessere psicologico diventa ancora più evidente.

Le forme cliniche più a rischio

Non tutte le varianti della malattia sono uguali. Esistono tipologie di psoriasi che, per loro stessa natura, espongono il paziente a un rischio maggiore:

  • Psoriasi eritrodermica: coinvolge oltre il 75% della superficie corporea. Può causare disidratazione acuta, ipotermia, squilibri elettrolitici e richiede un intervento ospedaliero urgente.

  • Psoriasi pustolosa generalizzata: caratterizzata da febbre alta, pustole, dolori diffusi e potenziale sepsi. È una delle forme più letali della psoriasi se non trattata tempestivamente.

In questi scenari, il rischio di mortalità non è teorico: è clinico e misurabile.

Statistiche e numeri: cosa dicono le ricerche

Secondo alcuni report, la speranza di vita nei pazienti con psoriasi grave si riduce di circa 3–5 anni rispetto a chi non ne è affetto. I dati più preoccupanti emergono in presenza di mancanza di trattamento adeguato o in caso di comorbidità multiple.

In particolare:

  • La mortalità per cause cardiovascolari è significativamente più alta nei pazienti psoriasici, soprattutto negli uomini sopra i 40 anni.

  • I pazienti che non ricevono cure sistemiche o biologiche hanno una probabilità maggiore di eventi fatali, specialmente se fumatori, obesi o sedentari.

Eppure, la buona notizia c’è: i pazienti trattati con farmaci biologici mostrano un rischio di mortalità inferiore, soprattutto per cause cardiovascolari.

La terapia può davvero fare la differenza?

Decisamente sì. Oggi i biologici rappresentano un’arma efficace non solo per migliorare i sintomi cutanei, ma per ridurre l’infiammazione sistemica responsabile della mortalità psoriasica. Farmaci come gli anti-TNF, anti-IL-17 o anti-IL-23 hanno mostrato, in diversi studi longitudinali, un impatto positivo sulla riduzione della mortalità cardiovascolare.

Inoltre, un approccio terapeutico integrato — che includa anche nutrizione, attività fisica, controllo del peso e supporto psicologico — contribuisce a ridurre il carico infiammatorio globale e quindi anche il rischio di decesso per cause indirette.

Cambiare abitudini per allungare la vita

Alcuni fattori di rischio legati alla mortalità nella psoriasi sono modificabili. Agire su di essi è possibile:

  • Smettere di fumare: il tabacco aumenta l’infiammazione e aggrava la prognosi.

  • Limitare il consumo di alcol: in particolare per prevenire danni epatici.

  • Seguire una dieta antinfiammatoria: ricca di omega-3, fibre, antiossidanti.

  • Fare movimento: anche camminare 30 minuti al giorno può ridurre il rischio cardiovascolare.

  • Controllare la pressione e la glicemia: monitoraggio regolare, anche in assenza di sintomi.

Tutte queste azioni, apparentemente semplici, abbassano il rischio di mortalità nei pazienti psoriasici in modo significativo.

Trattamenti per la psoriasi e aspettative di guarigione

Affrontare la psoriasi significa confrontarsi con una malattia infiammatoria cronica, recidivante, che non ha — almeno per ora — una cura definitiva. Ma se la guarigione completa non è ancora possibile, il controllo dei sintomi, la prevenzione delle riacutizzazioni e il miglioramento della qualità della vita sono invece obiettivi concreti e raggiungibili. Come? Attraverso un’accurata selezione dei trattamenti psoriasi, oggi disponibili in numerose forme e per ogni livello di gravità.

Questo approfondimento ti guida passo dopo passo alla scoperta delle strategie terapeutiche più efficaci, mettendo a confronto i benefici, i limiti e le indicazioni dei diversi approcci — dai più semplici ai più avanzati.

L’obiettivo della terapia: molto più che “curare la pelle”

Trattare la psoriasi non significa solo ridurre le placche o il prurito. L’obiettivo della cura della psoriasi è più ampio: bloccare il processo infiammatorio alla base della patologia, rallentare la replicazione cellulare e — fondamentale — evitare le complicanze sistemiche, come l’artrite psoriasica o la sindrome metabolica.

Per farlo, è necessaria una gestione personalizzata, a lungo termine. E questo significa conoscere bene le opzioni a disposizione.

Trattamenti topici: la prima linea contro la psoriasi lieve

I trattamenti topici per la psoriasi sono generalmente prescritti nei casi più lievi, quando la superficie cutanea interessata è limitata. Si applicano direttamente sulle lesioni e possono essere molto efficaci, purché usati correttamente.

  • Corticosteroidi: potenti antinfiammatori, indicati per cicli brevi. Agiscono velocemente, ma vanno dosati con attenzione per evitare effetti collaterali (assottigliamento cutaneo, assuefazione).

  • Analoghi della vitamina D3 (come il calcipotriolo): inibiscono la proliferazione dei cheratinociti. Sono spesso combinati con corticosteroidi per potenziarne l’efficacia.

  • Catrame di carbone, acido salicilico, antralina: più tradizionali, ma ancora validi in alcune situazioni. Utili per favorire la desquamazione.

  • Inibitori della calcineurina (pimecrolimus, tacrolimus): indicati per zone delicate (volto, inguine), soprattutto nella psoriasi inversa.

La terapia topica, se seguita con regolarità, può garantire buoni risultati — ma non sempre è sufficiente, specie nelle forme estese o resistenti.

Fototerapia: la luce che guarisce

La fototerapia UVB a banda stretta è uno dei trattamenti per la psoriasi moderata più usati e sicuri. Agisce rallentando la crescita cellulare e riducendo l’infiammazione.

Le sedute (2–3 a settimana) sono indolori, ma richiedono costanza. Il ciclo completo dura alcuni mesi. Nei casi selezionati, può essere indicata anche la PUVA-terapia, che abbina raggi UVA e psoraleni.

È una buona alternativa quando si vogliono evitare i farmaci sistemici o quando i trattamenti topici non sono più efficaci.

Trattamenti sistemici: quando la malattia si fa più seria

Le forme moderate-gravi — in particolare la psoriasi a placche estesa, la psoriasi pustolosa, l’eritrodermica o quella ungueale severa — richiedono un approccio sistemico.

Farmaci tradizionali

  • Metotrexato: agisce sul sistema immunitario riducendo la replicazione delle cellule della pelle. È anche un punto di riferimento nei trattamenti dell’artrite psoriasica.

  • Ciclosporina: efficace e a rapida azione, ma indicata solo per periodi brevi, data la possibile tossicità renale.

  • Acitretina: un retinoide orale, indicato in particolare per le forme pustolose o per pazienti con controindicazioni ai farmaci immunosoppressori.

Questi trattamenti sistemici per la psoriasi sono efficaci, ma richiedono monitoraggi costanti: esami del sangue, controllo della funzionalità epatica e renale, attenzione alle interazioni farmacologiche.

Terapie biologiche: la rivoluzione nella cura della psoriasi

La vera svolta degli ultimi anni? I farmaci biologici per la psoriasi. Si tratta di anticorpi monoclonali che inibiscono selettivamente specifici mediatori dell’infiammazione, come:

  • TNF-alfa (etanercept, adalimumab, infliximab)

  • Interleuchina 12/23 (ustekinumab)

  • Interleuchina 17 (secukinumab, ixekizumab)

  • Interleuchina 23 (guselkumab, risankizumab, tildrakizumab)

Questi trattamenti, somministrati per via sottocutanea o endovenosa, sono oggi considerati tra i più efficaci nel controllo della psoriasi grave. Oltre a migliorare i sintomi cutanei, sono efficaci nel trattare anche la componente articolare.

Vantano un profilo di sicurezza favorevole, ma devono essere prescritti da specialisti, con follow-up regolari.

Rimedi naturali e supportivi: un aiuto, ma non una soluzione

Se stai cercando trattamenti naturali per la psoriasi, potresti aver letto di:

  • Aloe vera, olio di cocco, olio di canapa

  • Bagni termali

  • Diete anti-infiammatorie

  • Tecniche di rilassamento (yoga, mindfulness, meditazione)

Questi approcci possono contribuire a ridurre lo stress — un noto fattore scatenante — e migliorare il comfort cutaneo. Tuttavia, vanno considerati trattamenti complementari, non sostitutivi delle terapie mediche.

Personalizzazione e monitoraggio: le parole chiave nella gestione terapeutica

Ogni paziente è diverso. I trattamenti per la psoriasi devono essere scelti con cura, considerando:

  • Età, sesso, stile di vita

  • Estensione delle lesioni

  • Risposta ai precedenti trattamenti

  • Comorbidità presenti

  • Grado di coinvolgimento psicologico

Il dermatologo valuterà tutti questi aspetti prima di impostare un percorso. Il monitoraggio clinico regolare consente di adattare la strategia e prevenire effetti collaterali.

Trattamenti per forme particolari di psoriasi

Alcune varianti richiedono approcci dedicati:

  • Psoriasi del cuoio capelluto: shampoo medicati, lozioni corticosteroidee, schiume leggere

  • Psoriasi inversa: topici non irritanti, talvolta tacrolimus

  • Psoriasi ungueale: difficile da trattare, spesso richiede sistemici o biologici

  • Psoriasi pustolosa: trattamento aggressivo e tempestivo, anche in ospedale

  • Artrite psoriasica: necessaria la collaborazione tra dermatologo e reumatologo

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